Ricette di casa, spiegate con semplicità
Dal ricettario di Daniele

Peperoncino

L’articolo che state per leggere, vi avviso subito onde evitare malintesi, è di parte, dedicato a tutti gli amanti del cibo piccante, come me e spero alcuni di voi, ma nulla vieta di continuare anche ai semplici curiosi. Anzi.

La capscina, nonostante il nome abbastanza ostico, non è altro che il principio attivo contenuto nei peperoncini. Ed è anche, accostamento logico, una sostanza emolliente molto usata in estetica.

Circa un secolo fa, William Scoville, con lo scopo di creare un nuovo balsamo, ideò un test da allora largamente e lungamente utilizzato per valutare la piccantezza dei peperoncini. Venne chiamato “Scala di Scoville” e si basava sulla quantità di acqua e zucchero necessari per bilanciare la piccantezza, a seconda della sensibilità di un gruppo di assaggiatori. Adesso gli assaggiatori sono stati aboliti e gli scienziati si limitano a contare gli alcaloidi presenti -di cui la capscina fa parte- ma il nome è rimasto.

Secondo questi parametri il peperoncino più piccante al mondo, il grado di piccantezza è quaranta volte quello del tabasco, è lo Scorpione di Trinidad, seguito dal Naga Viper e dal Bhut Jolokia. Tutti nomi rassicuranti.
Secondo gli studiosi dell’Università del New Mexico “quanto” un peperoncino è piccante non basta per definirlo, ma dobbiamo anche valutare, dopo quanto tempo la sensazione di calore invade la bocca, dove di preciso e quanto dura e se è “acuto” o “sordo”.

A ciascuno il suo. In Asia si prediligono gusti pungenti e brevi, in America lunghi e “riempienti”. Io mi sento Americana, con la predisposizione per i retrogusti ritardati.
Per quanto riguarda l’eccessiva piccantezza è scientificamente provato che non può apportare danni perenni alle papille gustative. Ha altresì effetti antibatterici e la capacità di stimolare l’adrenalina. Le chiacchieratissime capacità afrodisiache, e qui ho fregato quelli che hanno letto tutto per attendere questo punto, non sono ancora state dimostrate.

Giulia Gestri.

Due parole in cucina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.